Acqua: un bene prezioso

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L'acqua è molto importante per la vita dell'uomo e del pianeta. La superficie terrestre è formata per la maggior parte di acqua e quasi tutti gli esseri viventi possono essere descritti come entità costituite da soluzioni saline in acqua di macromolecole, principalmente proteine. Per esempio, nell'uomo l'acqua rappresenta il 75% del peso corporeo. Senz'acqua non si può sopravvivere che per pochi giorni.

L'acqua è al centro del processo produttore di sostanze organiche ed ossigeno chiamato fotosintesi, la stessa storia della civiltà umana si intreccia con quella dell'acqua. Con il passare del tempo e con l'affermazione di una visione economicista del mondo l'acqua si sta trasformando in merce, in risorsa sempre più scarsa. Nonostante i progressi dell'ingegneria idraulica, capace di costruire acquedotti, argini, canali, dighe, bacini sempre più capienti e sofisticati, l'acqua è accessibile in misura insufficiente per larga parte della popolazione mondiale. La dissalazione dell'acqua marina, il 90 per cento di tutta l'acqua del globo, potrebbe risolvere definitivamente il problema, qualora si riuscisse a mettere a punto una tecnologia meno costosa di quella attuale. Nel frattempo, lo sviluppo industriale, l'incremento dei consumi e la crescita demografica dei Paesi del Terzo e del Quarto Mondo comportano una sempre maggiore richiesta di acqua. La scarsità di acqua sarà uno dei problemi fondamentali del terzo millennio e c'è chi sostiene che proprio per contendersi questa risorsa così importante, si combatteranno in futuro le guerre. Il consumo di acqua va ottimizzato, l'acqua non va sprecata o, peggio ancora, inquinata con pesticidi e scarichi industriali. Le reti idriche vanno modernizzate. Si tratta di impegni seri che richiedono non soltanto la consapevolezza e la partecipazione del singolo cittadino, ma, soprattutto, la volontà politica di cambiare l'attuale stato di cose.

L’Italia è uno dei territori del pianeta più ricchi d’acqua, spesso anche di grande pregio organolettico. Nonostante questo, alcune delle nostre regioni subiscono drammatiche carenze nell’utilizzo di questo bene indispensabile, che poco hanno a che fare con “l’emergenza idrica”… L’acqua, da bene primario, è diventata oggetto di ricatto da parte della criminalità organizzata e di sfruttamento da parte delle grosse multinazionali. A parte questi casi eclatanti di “storica” cattiva gestione politica delle reti idriche, negli ultimi anni gli acquedotti italiani, anche grazie a una normativa molto restrittiva, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di fornire acqua potabile di ottima – a volte eccellente – qualità alle nostre case. Anche i vecchi problemi di “clorazione” che, pur garantendo un’acqua esente da impurità e batteri, la rendevano poco attraente al gusto, sono stati superati con nuove tecnologie. Nonostante questo, siamo i più grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglia, e in vent’anni abbiamo triplicato il quantitativo consumato: ogni italiano beve annualmente poco meno di 200 litri di acqua in bottiglia, ben otto volte la media mondiale e il doppio che nel resto d’Europa.

177 imprese e 287 marchi, 11 miliardi di litri all’anno bevuti da 38 milioni di italiani, quasi 5 miliardi di Euro di fatturato e il primato mondiale di produzione sono i numeri del business “acqua minerale Made in Italy”. Un vero affare per un prodotto che scende spontaneamente dal cielo, passa sulla terra e deve essere semplicemente imbottigliato e… pubblicizzato. Il raffronto dei prezzi tra acqua minerale e potabile è stupefacente: mediamente un litro di acqua minerale costa 0,40 Euro (circa 775 “vecchie Lire”) al litro contro 0,001 Euro (meno di 2 “vecchie Lire”) al litro dell’acqua potabile del rubinetto. Tra le acque minerali commercializzate, le differenze di prezzo hanno dello sbalorditivo. Per convincere i consumatori a comprare l’acqua in bottiglia, a scapito di quella quasi gratis del rubinetto, gli imbottigliatori acquistano spazi pubblicitari per milioni di Euro. Si potrebbe pensare, a questo punto, che l’unico motivo per bere acqua in bottiglia possa essere la garanzia di qualità, ma anche in questo caso la verità è stupefacente: le reti idriche degli acquedotti italiani sono soggette a una quantità incredibile di controlli ( si eseguono circa 70 analisi al giorno) mentre i produttori di acque minerali hanno obblighi irrisori, si parla di controlli obbligatori solo ogni 5 anni, e affidati a laboratori privati. Il Salvagente, settimanale on line al servizio dei consumatori, nel servizio del 12 luglio 2012 fa i nomi di 15 bottiglie da guardare “con molta attenzione” proprio per il contenuto di minerali come berillio, alluminio e boro, in quantità che sarebbero proibite nelle acque di casa e che, invece, sono ammesse dalla legge italiana sulle minerali. I dati pubblicati integralmente provengono da una ricerca di un gruppo di ricercatori di 4 università italiane (Università Federico II di Napoli, Università degli Studi del Sannio di Benevento, Università di Bologna, Università di Cagliari) che tra il 2008 e il 2009 hanno partecipato a un progetto europeo volto a conoscere lo stato delle acque sotterranee di tutta Europa. In collaborazione con gli scienziati dell’EuroGeoSurveys Geochemistry Export Group i nostri ricercatori hanno raccolto 186 campioni provenienti da altrettante bottiglie di 158 marche di minerali italiane e ne hanno analizzato il contenuto in termini di sostanze chimiche ritenute nocive. Le ricerche del gruppo italiano sono poi confluite nel grande Atlante Europeo delle Acque Minerali che ha tracciato i profili chimici delle acque minerali di 38 diversi paesi europei. “Spulciando” quei dati il Salvagente ha individuato, le minerali che, pur essendo in regola per la legge, superano i limiti imposti per le potabili o i valori guida fissati dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Dunque sono, a nostro avviso, quantomeno critiche, senza dubbio “peggiori” dell’acqua del rubinetto. Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile. La preoccupazione per la qualità delle acque minerali, praticamente esenti da controlli, è palese: l’avvelenamento cronico, dovuto ad esposizione a lungo termine di arsenico attraverso le acque potabili, secondo l’Oms, causa cancro alla pelle, ai polmoni, alla vescica ed ai reni; mentre il manganese oltre la misura consentita, potrebbe incrementare la suscettibilità a infezioni polmonari